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Mps pronto a chiudere il dossier dei crediti «malati»

Il Monte dei Paschi prova a stringere i tempi sul piano di rilancio. Un progetto «forte, da attuare e lo farà» come ha detto ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in un’intervista a Bloomberg. Certo è che si prospetta un piano double face: con la ricapitalizzazione da un lato e la maxi-cartolarizzazione di Npl dall’altro. Nei suoi numeri cardine, il documento dovrebbe già essere pronto per il 18 ottobre prossimo: in quel caso, il cda – già fissato per quella data – dovrebbe convocare l’assemblea straordinaria per venerdì 18 novembre, consentendo di avviare la finestra di conversione dei bond lunedì 21. L’aumento vero e proprio, invece, scatterebbe due settimane dopo, cioè il 5 dicembre, anche se ci sarebbe il margine per un lieve slittamento, in modo da allontanarsi di qualche giorno dal referendum costituzionale del 4. Il neo ad Marco Morelli è ovviamente al lavoro, non stop, sul versante degli Npl e su quello del capitale. E anche su un terzo, cioè la nuova strategia industriale del gruppo, il biglietto da visita con cui il manager si presenterà al mercato per chiedere risorse fresche, e che – come già comunicato due settimane fa – dovrebbe essere approvato il 24 ottobre dal cda. Ieri si è fatto il punto in una call conference tra il Monte e i due advisor Jp Morgan e Mediobanca.

In particolare, il cantiere da cui sembrano arrivare i segnali più incoraggianti è quello degli Npl: secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, sono in dirittura d’arrivo le due diligence sui 27,7 miliardi di sofferenze lorde destinate alla cartolarizzazione, e i primi risultati sembrerebbero confermare la fattibilità dello schema congegnato a fine luglio. Da una parte, c’è Italfondiario che sta esaminando i crediti per conto delle banche – Jp Morgan in testa – che erogheranno i 5 miliardi di prestito ponte, da rifinanziare con l’emissione della tranche senior dei titoli cartolarizzati: gli Npl verranno conferiti come garanzia, e dunque dalla due diligence dovrà emergere un valore di pronto realizzo pari ad almeno cinque miliardi; in parallelo, Atlante – che come advisor ha Fonspa – sta effettuando un altro screening, dal quale invece deve emergere la possibilità di estrarre nel medio periodo (almeno) 8-8,5 miliardi di valore complessivo, pari ai 5 miliardi tranche senior, ai 2,6 miliardi di mezzanina e e agli interessi della senior. In base a quanto si apprende da diverse fonti vicine al dossier, il doppio esame sta fornendo i risultati sperati: la doppia due diligence dovrebbe essere consegnata la settimana prossima, e consentirà a Mps di firmare sia il contratto relativo al prestito ponte con le banche d’affari sia quello con Atlante per la cartolarizzazione.

Due firme che dovrebbero arrivare entro lunedì 17, consentendo al cda del giorno dopo di veder confermata la fattibilità dell’operazione e quindi di convocare l’assemblea, che sarà chiamata ad approvare così l’aumento fino a cinque miliardi. Parte fondamentale della ricapitalizzazione, come noto, arriverà dalla conversione dei bond subordinati. Una certezza è che agli investitori sarà garantita la volontarietà di aderire o meno all’Offerta pubblica di scambio, che permetterà di convertire bond già sul mercato con azioni di nuova emissione. Possibile inoltre che l’Ops venga aperta all’intera platea dei sottoscrittori di obbligazioni subordinate: quindi sia gli investitori istituzionali, che detengono circa 2,6 miliardi di bond subordinati, che la clientela retail, che invece ha in mano circa 2,4 miliardi di euro. Secondo le stime degli addetti ai lavori, l’attesa è che nel complesso dalla conversione arrivino circa 2-2,5 miliardi di euro, prevalentemente dai soggetti istituzionali. Realistico tuttavia che il buon esito dell’Ops sia subordinato al raggiungimento di determinate soglie di adesione, pena l’inefficacia complessiva dell’operazione di ricapitalizzazione. Un’ipotesi, quest’ultima, che aprirebbe scenari ad oggi inesplorati, bail-in incluso. L’altra gamba dell’aumento è rappresentata invece dal supporto di alcuni anchor investors. In questo caso si punta a raccogliere tra 500 milioni e 1,5 miliardi.

Risorse che potrebbero arrivare da alcuni fondi del Golfo ma non è escluso che la banca, con l’aiuto degli advisor, stia sondando anche altri soggetti istituzionali. Qualora in effetti si raccogliessero 1-1,5 miliardi dagli anchor investor, e 2-2,5 miliardi dalla conversione dei bond, sul mercato dovrebbero essere recuperati tra 1 e 2 miliardi cash, somma ritenuta a quel punto relativamente sostenibile. In parallelo, ma sullo sfondo, va registrato l’attivismo dell’ex ministro Corrado Passera, che prosegue nel tessere la rete per un progetto alternativo volto a salvare la banca. Secondo quanto indicato ieri da Reuters, l’ex ministro starebbe lavorando con il fondo americano Warburg Pincus e altri investitori ad un piano che include un aumento di capitale riservato di 2-2,5 miliardi. Non è da escludere che l’ex ceo di Intesa Sanpaolo voglia proseguire fino all’ultimo secondo nella strutturazione di un piano alternativo, peraltro bocciato dal Cda di Mps lo scorso 29 luglio, quando poi la banca aveva optato per il progetto targato JpMorgan-Mediobanca.

Fonte: Il Sole 24 ore

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